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Pubblicazione di fotografie: il galateo dei social.

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I nuovi strumenti social portano alla ribalta dinamiche relazionali piuttosto insolite. L’ambito

virtuale diventa un placido acquario, dove i contatti diretti sono appunto annacquati in poche

righe di commenti. Gradatamente si cerca di trovare una sorta di galateo che possa regolamentare i rapporti anche dietro uno schermo ma tutto è molto in divenire. 

La massiccia pubblicazione di fotografie rientra anch’essa in questa insolita galassia mediatica.

A tutti piace fa piacere, figuriamoci poi quando si posta un’immagine a cui si tiene particolarmente e che propone indubbie pretese artistiche. 

Si attende con ansia e curiosità di percepire il gradimento dello scatto e dopo il centesimo like l’autostima esplode.

Anche i commenti giocano un ruolo decisivo. 

Quando sono apprezzamenti nessun problema ma le critiche, inutile nasconderlo, bruciano sempre un po’ e poco conta che siano costruttive.

Come in ogni settore artistico, il vero appassionato tende sempre ad essere parecchio permaloso anche in fotografia. 

Del resto chi esprime se stesso in quello che fa riceve inevitabilmente contraccolpi emotivi di un certo rilievo.

Assistere alle serate dell’autore all’interno di un circolo fotografico, ad esempio, è sempre un’esperienza piuttosto … stimolante.

 

Se decidiamo poi di apporre la nostra firma o logo direttamente sull’immagine è sempre meglio

evitare che prenda troppo spazio a scapito dell’immagine stessa. Decisamente triste inserire una firma grande, in trasparenza, su tutta la foto. E’ come ostentarne la qualità, con la presuntuosa certezza che qualcuno vorrà certamente appropriarsene. 

Meglio correre qualche rischio, riservandosi poi di far valere i propri diritti. Ma siamo davvero così bravi?

 

Tornando ai social si potrebbe proporre una linea di delicatezza che non sarebbe male osservare.

Nessuno obbliga a mettere mi piace. Se l’immagine non è di nostro gusto la si può ignorare e

basta, senza esprimersi pubblicamente in maniera negativa. Nulla vieta però, se proprio ne

sentiamo la necessità, di scrivere in privato all’autore alcune osservazioni critiche. 

I gradimenti invece fanno bene al cuore (con buona pace dell’ego), quindi si può rendere onore all’immagine in forma condivisa. Se invece i pareri vengono esplicitamente richiesti basta ricordare un minimo di tatto e di delicatezza, facendo indulgente ricorso ai “forse”, “a me sembra” e così via.

Ci si illude naturalmente che nei nostri confronti si possa poi beneficiare dello stesso riguardo.

Tra i nostri contatti infine ci sono sempre 3- 4 persone la cui opinione ci sta particolarmente a

cuore. Scrivere solo a questi amici in forma privata chiedendo un parere anche spietato è

un’ottima palestra di umiltà. 

Tra l’altro quasi sempre finiscono per aver ragione loro.

 

Max Spinolo

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